LA RIMODULAZIONE DELLA RETE DEI TRIBUNALI NON PUO’ SOTTOSTARE SOLO A LOGICHE DI RISPARMIO ECONOMICO

Se molte delle misure derivanti dal combinato disposto di precedenti provvedimenti con il decreto cosiddetto “Spending Review” sono criticabili, la riorganizzazione della rete dei tribunali voluta dal Ministro Severino presenta aspetti sorprendenti e davvero incomprensibili: parlo degli emblematici casi dei tribunali di Chiavari e di Castrovillari, che rappresentano davvero un esempio di territori destinatari di provvedimenti miopi; in particolare a fronte di un’annunciata previsione di risparmio vicino ai 50 milioni di euro, il secondo ha drenato negli ultimi tempi risorse per quasi 15 milioni, per poi essere candidato tra le potenziali cancellazioni previste dal Ministero.
All’interno del contesto regionale, pur sottolineando il fatto che il comparto giustizia esula completamente dalla competenza del Consiglio, sono ravvisabili situazioni critiche, come quella della Provincia di Cuneo, che, con un territorio paragonabile a quello della Liguria, si vedrebbe costretta a rinunciare a ben tre sedi, con il mantenimento solo di quella cuneese. Tribunali, i tre potenzialmente persi dal cuneese, che presentano ciascuno delle caratteristiche di eccellenza. In particolare la sede di Saluzzo è una delle pochissime cosiddette “minori” che in Italia presenta l’attività di processo civile telematico; inoltre la città del marchesato andrebbe incontro alla perdita di due importanti presidi pubblici: dopo la stazione ferroviaria, vittima della cosiddetta “rimodulazione” del trasporto locale, anche il tribunale: bilancio molto pesante per il Saluzzese, territorio ricco di storia e cultura ma anche di comparti agricoli di eccellenza. Mondovì, pur con un bacino numericamento inferiore ad Alba ha una posizione territoriale strategica per tutta la parte meridionale – e montuosa – della Granda, la sua cancellazione andrebbe dunque a contraddire pesantemente la dichiarazione del Ministro che parla di un sacrificio per gli Italiani di soli dieci chilometri di strada in più per la sede più vicina, a seguito della riforma. Infine Alba, con un carico di lavoro piuttosto elevato, posizionata in luogo distante dal capoluogo, unico potenziale superstite, pare la sede più opportuna da presidiare a livello politico, al fine di concretizzare l’idea che i tagli, siano essi al comparto della giustizia o ad altri comparti, devono essere fatti sempre tenendo in considerazione molti parametri oltre a quello del mero risparmio economico: la morfologia territoriale, l’estensione dell’ambito territoriale, la frammentazione della popolazione (1206 comuni in Piemonte, 250 solo in Granda), e altri! Chiedo alla Giunta Regionale di suggerire questo principio al Ministero nelle sedi opportune.

Fabrizio Biolé 
Vice-capogruppo regionale MoVimento 5 Stelle

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