Acqua Pubblica: diecimila firme contro la gara d’appalto europea

Pubblichiamo quanto segue in segno di doveroso rispetto per i comitati dell’acqua

IL REFERENDUM è STATO ANCHE UN VOTO CONTRO LE MAFIE!

Come Comitato Cuneese Acqua Bene Comune ci siamo spesso trovati a dover rispondere ad articoli che cercavano di denigrare il risultato referendario e chi l’ha promosso, spesso abbiamo dovuto denunciare l’uso della falsità o del terrorismo psicologico come arma per convincere i cittadini che i referendum fossero un pericolo per la gestione del servizio idrico integrato. Di volta in volta si sono richiamati il caos normativo e l’impossibilità di effettuare investimenti disegnando scenari più o meno catastrofici ma mai come nel caso dell’articolo dal titolo “Acqua Pubblica: 10.000 firme contro la gara d’appalto europea” e a firma Claudio Bo, comparso il 15 giugno su Provincia Granda, si era arrivati ad affermare che “proprio le norme abrogate dal referendum potrebbero favorire le mafie interessate a reinvestire nella rete idrica denaro sporco”. Si tratta di un’affermazione gravissima e offensiva che va a ledere in particolare il lavoro di quegli attivisti del Forum Italiano per i Movimenti dell’Acqua che con la criminalità organizzata fanno i conti tutti giorni e che ad esempio per le loro denunce sulle zone d’ombra della Sorical, società mista affidataria della gestione del servizio idrico in Calabria e il cui socio privato è la multinazionale Veolia, si sono visti recapitare a casa cartucce di lupara e incendiare il centro sociale “Cartella” dove si riunivano. Gli attivisti calabresi, come noi, chiedono il rispetto del risultato referendario e una gestione pubblica e partecipata dell’acqua che spaventa la criminalità organizzata la quale è invece interessata, con il beneplacito di amministratori e gestori compiacenti (ad oggi sono 26 quelli indagati in Calabria per i fatti denunciati anche dagli attivisti dei comitati calabresi), ad inserirsi proprio in quelle zone d’ombra dove nessun controllo è possibile. È risaputo che se c’è un luogo dove il denaro sporco viene facilmente riciclato è proprio nella catena di affidamenti di appalti che molto spesso fuggono al controllo pubblico ma su questo, a parlare per noi, ci sono numerose inchieste nel nostro bel paese a fare storia.

Infine qualche precisazione per ripristinare una corretta informazione: se come comitato diciamo che quelle delibere sono illegittime e vanno ritirate è perché la gara d’appalto è giustificata a partire dagli obblighi che imponeva l’articolo 23 bis ormai abrogato. Non è illegittimo indire una gara d’appalto ma chiediamo all’ATO responsabilità politica: se si vuole indire una gara d’appalto lo si faccia pure ma smettendo di prendere in giro i cittadini con obblighi legali e iter burocratici che non esistono più. La scelta della ripubblicizzazione o meno del servizio idrico integrato è tutta politica e noi chiediamo che ci si assuma la responsabilità di tali scelte di fronte al fatto che 27 milioni di italiani sono andati a votare perché la gestione dell’acqua sia fuori dal mercato e senza profitti. È in questo senso che le delibere in questione non rispettano il voto del 12 e 13 giugno dello scorso anno.

Non esiste nessuna “situazione di enorme incertezza normativa” né dal punto di vista nazionale né dal punto di vista provinciale: dopo i referendum si è tornati al diritto comunitario europeo che permette l’affidamento attraverso gara d’appalto, attraverso società in house ma anche attraverso società consortili di diritto pubblico; poi ci sono le sentenze di ammissione dei quesiti referendari che dicono che in caso di vittoria, il risultato è immediatamente applicabile. Non ci vorrete far credere che una delibera dell’ATO ha valore giuridico superiore a tutto questo? Basta raccontare corbellerie come questa o come la narrazione che se si procede alla ripubblicizzazione ci si trova di fronte all’impossibilità di arrivare ad un’ottimizzazione del servizio, alla sistemazione delle reti idriche e all’uniformità delle tariffe che sono contenuti anche della legge di iniziativa popolare proposta dal Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua. La verità è che il risultato dei referendum fa paura a chi vorrebbe continuare a gestire la cosa pubblica senza che i cittadini ci ficchino il naso più di tanto, senza che il manovratore sia disturbato e debba rendere conto di come sta amministrando. Affronta l’argomento in maniera demagogica chi continua a scrivere, proprio come fa Bo nel suo articolo, che l’acqua resta pubblica anche se la gestione è privata o mista: non stiamo parlando di un bene di consumo come un altro visto che l’acqua è una risorsa naturale da preservare e che in molte analisi giuridiche è definita come “monopolio naturale” dove la concorrenza verrebbe meno proprio per le caratteristiche del bene.

Nell’articolo si accenna poi alla società di gestione Mondo Acqua che ricapitalizza e non distribuisce dividendi; qualcuno però dovrebbe spiegare ai cittadini perché nel suo programma di interventi per il periodo 2011-2016 la stessa società scrive:

Gli interventi contenuti nelle tabelle allegate sono una quota parte degli interventi necessari a garantire la corretta gestione del servizio idrico integrato da parte dello scrivente. (…) Poiché gli interventi tariffari risultano insufficienti per l’esecuzione degli ulteriori investimenti, si rende necessario, da parte di  codesta Autorità, il reperimento di fondi pubblici, volti a finanziare gli interventi medesimi.” Non basta l’intervento dei privati nella società (partecipata anche dal colosso Iren), non basta il sistema tariffario che prevede anche il recupero degli investimenti in tariffa, non basta la partecipazione del pubblico attraverso i comuni … si chiede all’Autorità Pubblica, cioè ai cittadini, il recupero di altre risorse; ci viene da pensare che a fare gli imprenditori con i soldi pubblici e senza rischio d’impresa sono capaci tutti.

Comitato Cuneese Acqua Bene Comune

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